Note Storiche
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Le fonti storiche medievali menzionano la chiesa cattedrale di Reggio solo negli ultimi secoli del primo millennio. Essa tuttavia certamente esisteva già nel 451, anno in cui il vescovo di Reggio Favenzio interviene a Milano in una assemblea sinodale. Non è pertanto agevole al momento individuare le diverse fasi costruttive della chiesa episcopale nei secoli dell’Alto Medioevo, anche se gli scavi archeologici recentemente intrapresi hanno permesso di stabilire che sull’area della chiesa, si trovava un edificio cristiano sin dal VI VII secolo circa. Di questa chiesa, che si estendeva nella direzione dell’attuale piazza si è infatti ritrovata l’abside in corrispondenza della prima campata navata centrale.

Più chiare sono le vicende dell’edificio principe della Diocesi a cominciare dal X secolo: nel X secolo l’imperatore Ludovico III, a seguito delle incursioni ungare che avevano causato anche la morte del vescovo Azzo, concede al vescovo Pietro di fortificare la cattedrale e i contigui palazzi episcopale e canonicale con una cinta muraria: nasce così il castello vescovile a sud della via Emilia, a ridosso di quello che in epoca romana era stato il foro. In questa fase la cattedrale viene probabilmente riedificata nella posizione attuale, con dimensioni in pratica non molto diverse da quelle attuali.

Il secondo millennio vede la cattedrale reggiana oggetto di una serie di interventi di “ammodernamento”. Di queste fasi ci restano pregevoli testimonianze artistiche, quali il mosaico pavimentale realizzato probabilmente in due distinti momenti tra i secoli XI e XII, oggi ai Civici Musei; il grandioso affresco bizantineggiante con Cristo in mandorla e angeli e santi che ornava la facciata medievale della chiesa fino al 1959 – 1960, quando ragioni conservative ne consigliarono il distacco (presso il Museo Diocesano); i resti dell’ambone -pontile di XII secolo con la lastra antelamica della Majestas Domini parzialmente dipinta, le colonne e i capitelli che il restauro in corso stanno mettendo in luce all’interno dei pilastri delle navate realizzati alla fine del 1500.

La chiesa raggiunge quindi la sua configurazione planimetrica definitiva all’inizio del ‘500, quando, per volere del vescovo Bonfrancesco Arlotti vengono costruite le nuove absidi. E’ questa la prima fase di una serie di interventi di riordino che interesseranno la chiesa nei due secoli successivi. A quest’epoca la Cattedrale si presentava con una architettura estremamente disomogenea che riuniva le antiche strutture romaniche, all’epoca giudicate rozze e barbare, con le volte costruite nel ‘400, che mal si adattavano alla configurazione planimetrica dell’edificio. Fra questi interventi volti a riaggiornare l’aspetto della chiesa, un posto fondamentale è occupato dalla facciata marmorea iniziata nel 1544, che doveva rivestire quella romanica e che rimane ancora oggi incompiuta. L’interno viene invece riformato alla fine del ‘500, su progetto del senese Cosimo Pugliani che ingloba l’antica struttura romanica all’interno di una trabeazione di ordine dorico. In questi anni viene completamente riordinato anche l’assetto delle cappelle laterali, che a partire dal quattrocento si erano costruite, per volontà di privati, ai lati della chiesa.

L’architettura dell’interno viene completata nel seicento con la costruzione della cupola, opera del sacerdote reggiano Paolo Messori e delle volte a botte delle navate (1778) realizzate dall’architetto Giuseppe Barlaam Vergnani.

Diversi gli artisti che operarono per i vari adeguamenti liturgici, per la realizzazione di preziose suppellettili di culto, per l’apparato iconografico, per i monumenti funerari di vescovi e personalità illustri della città. Tra i maggiori Annibale Carracci, Guercino, Bartolomeo Spani, Prospero Sogari detto Clemente, Gian Lorenzo Bernini, Palma il Giovane, Giuseppe Cesari detto “Cavalier d’Arpino”, Domenico Cresti detto “Passignano”, Cristoforo Roncalli “Pomarancio”, oltre a valenti artisti della scuola emiliana e bolognese. Parte di queste opere è andata perduta anche a causa di requisizioni da parte degli Estensi o del Governo Napoleonico.