I primi rinvenimenti archelogici
Scavi nella navata laterale sud

Il primo archeologo ad effettuare scavi sistematici nella cattedrale di Reggio Emilia fu, nel 1878, il sacerdote reggiano don Gaetano Chierici. L'area indagata dal Chierici, vero e proprio pioniere dell'archeologia italiana, è quella occupata dalla navata centrale. Proprio in questa parte della navata il Chierici, rimuovendo per un'altezza di circa 53 cm tre strati di pavimentazione in cotto, ha rinvenuto un vasto ciclo di mosaici, databili approssimativamente all'XI secolo, oggi custoditi nei musei Civici, insieme ad altri dello stesso periodo provenienti da diverse chiese reggiane.

Di questi mosaici oggi rimane solo una parte, alcuni infatti sono andati perduti durante le approssimative operazioni di distacco e rimontaggio, il rilievo fatto eseguire dal Chierici al pittore Lazzaro Pasini in occasione del ritrovamento ci conferma che buona parte di essi non è giunta fino a noi. C'era dunque qualche speranza di ritrovarne alcune parti al di sotto della pavimentazione attuale, che è stata tolta per permettere l'inserimento del riscaldamento a pannelli radianti.

Rimuovendo il pavimento e il sottofondo in ghiaia realizzati dopo l'intervento del Chierici, si è ritrovato il piano di utilizzo della Cattedrale e il sedime di distacco dei mosaici. Ne rimaneva ancora in situ un ampio lacerto, fra il IV e il V pilastro del lato nord della navata. Si tratta di una porzione con disegno geometrico a cerchi concentrici, realizzata parte a mosaico parte in cotto e parte in opus sectile con l'inserimento di marmi di probabile provenienza romana. Il mosaico è chiaramente rintracciabile nel rilievo del Pasini, non altrettanto può dirsi per altri numerosi piccoli frammenti recuperati duranti gli scavi, poiché anticamente utilizzati, dopo la loro demolizione, come riempimento delle strutture tombali di cui è costellato il piano della chiesa.
Il livello dei mosaici era per lo più raccordato da un pavimento in cocciopesto, realizzato in più fasi come risarcitura e raccordo delle parti a mosaico dove queste risultavano mancanti o non eseguite. Il pavimento delle navate laterali era invece costituito da mattoni in cotto disposti a spina di pesce, a cui si sovrappone più tardi il cocciopesto.

Fra i vari ritrovamenti nella navata centrale particolare rilievo assumono un pozzo con camicia di mattoni in laterizio e una buca utilizzata per la cottura della calce (all'interno della chiesa stessa), testimonianze straordinarie che proiettano all'interno della vita del cantiere mediovale della cattedrale.
Alla base della scalinata che dà accesso al presbiterio, sui due lati della navata centrale, sono inoltre emersi i due ingressi alla cripta, databili approssimativamente al sec. XII, rimasti probabilmente aperti fino ai primi anni del cinquecento.