
Le condizioni di efficienza statica delle strutture portanti e delle finiture della Cattedrale reggiana, sono la
sommatoria degli eventi costruttivi che ne hanno segnato la storia, ma anche di fenomeni catastrofici come i
terremoti, ultimi dei quali in ordine di tempo, sono da ricordare quelli del 1996 e del 2000, che hanno inferto danni
consistenti all'edificio di culto.
A fronte di questi eventi è stato predisposto un progetto di ripristino danni e miglioramento antisismico del
complesso, volto ad individuare, monitorare e intervenire sulle situazioni statiche di maggiore criticità.
Le indagini svolte hanno permesso di definire con precisione il quadro fessurativo delle lesioni strutturali, che
insieme ad altre indagini sulle condizioni di carico delle murature e delle fondazioni costituisce il punto di
partenza per individuare e comprendere il comportamento statico dell'edificio.
I lavori di messa in sicurezza della Cattedrale sono iniziati già prima dell'intervento generale di restauro con
consolidamento della cupola, danneggiata dal sisma, e una complessiva revisione, in chiave antisismica, delle
strutture lignee di copertura.
Una seconda tranche di lavori, in via di completamento, ha riguardato la messa in sicurezza della facciata, mediante
un sistema di incatenature volto a contrastarne il progressivo distacco dal corpo della navata. Altri interventi si
sono concentrati ad eliminare condizioni di potenziale rischio. La sommatoria di diversi interventi costruttivi aveva
portato nei secoli ad una errata distribuzione dei carichi della copertura, che nel caso del presbiterio gravavano
direttamente sul catino absidale o nel caso della navata nord innescavano spinte orizzontali sulle murature
perimetrali. Una serie di interventi di razionalizzazione del sistema portante delle coperture ha permesso di ridurre
l'entità e il rischio di questi fenomeni.
Il lavoro di consolidamento sulle singole crepe e lesioni sta inoltre affiancando quello di restauro delle superfici
decorate, intervenendo di volta in volta con le metodologie ritenute più appropriate sulle varie casistiche di
dissesto strutturale.
Attualmente rimane la risoluzione di un ultimo delicato problema, lo sprofondamento, a livello della cripta, di due
dei grandi pilastri che sostengono la cupola della chiesa stessa. Un lavoro di monitoraggio prosegue da oltre due
anni, mediante l'utilizzo di estensimetri elettronici che misurano gli spostamenti della struttura fino a quindici
metri di profondità e di altre tecniche di rilevamento, e ha verificato che il fenomeno è sostanzialmente fermo, la
struttura ha cioè trovato un probabile punto di equilibrio.
Ciò nonostante le particolari condizioni di sovraccarico dei pilastri, che sono sostanzialmente ancora quelli della
cattedrale medioevale, dovute alla moltiplicazione dei carichi in seguito alla costruzione della cupola nel XVII sec.
ed altri interventi costruttivi, suggerisce un intervento di consolidamento.
La soluzione progettuale prevede di non agire direttamente sulla struttura dei pilastri, ma di aumentare la resistenza
del terreno all'intorno del bulbo di fondazione mediante una cortina di micropali infissi a circa 8 metri di
profondità e collegati fra di loro con una soletta in cemento armato.
La progettazione dettagliata dell'intervento, che riveste una certa complessità, è attualmente terminata e se ne
prevede una prossima realizzazione.
Comitato per il Restauro della Cattedrale S. Maria Assunta di Reggio Emilia
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