I restauri delle cappelle
Cappella del Crocifisso: fasi del ritocco pittorico

I lavori in corso, ormai in avanzato stato di realizzazione, prevedono il restauro completo di tutte le cappelle, ad eccezione delle cappelle Toschi e Brami, già restaurate alcuni anni or sono dalla Soprintendenza per il Patrimonio Storico di Modena e Reggio, che, con apposito finanziamento, si sta occupando anche del restauro della cappelle della navata nord e delle due grandi cappelle del transetto.

Ogni cappella viene esaminata e restaurata comprendendo l'intero complesso dei paramenti murari, dei dipinti, delle statue ed altri beni mobili, interessando, ove occorre, gli aspetti strutturali e i pavimenti, alcuni dei quali, incongrui, sono stati sostituiti e l'impianto di illuminazione appositamente realizzato per favorire la valorizzazione delle opere d'arte e gli aspetti della pratica devozionale quotidiana.

Il restauro complessivo delle cappelle ha permesso di studiare ogni singolo apparato decorativo sia nel contesto della committenza che lo ha voluto, generalmente privata, che nel quadro delle trasformazioni architettoniche e liturgiche subite dall'edificio, che spesso si riflettono anche sulle cappelle, con scambi di arredi, collocazioni o dedicazioni, specie dopo le radicali trasformazioni del primo seicento e della seconda metà del secolo successivo. E' così possibile attraverso le cappelle, seguire alcuni filoni particolarmente interessanti come quello delle sculture tombali, realizzate da Bartolomeo Spani, dal nipote Prospero Clemente e continuate dagli allievi, che per più di un secolo ritraggono all'interno della cattedrale una sorta di pantheon della nobiltà e del clero reggiano. Il restauro della quasi totalità dei monumenti ha messo in luce analogie e differenze fra le tecniche esecutive, il modo di assemblare ed accostare i marmi e di realizzare le parti a finto marmo, le finiture a cera e le varie tipologie di degrado.

I risultati del lavoro sono ormai visibili in varie parti dell'edificio, in particolar modo nella cappella del SS. Sacramento, oggetto di una generale ripulitura dei paramenti murari dopo le ripassature che ne avevano revisionato l'apparato decorativo settecentesco, alterando alcune parti, come il dipinto ritrovato nel cupolino, opera probabile del pittore reggiano Giovan Battista Fassetti, autore dell'ornato della cappella. Nella stessa cappella sono stati restaurati anche importanti monumenti sepolcrali e il tabernacolo marmoreo realizzato dal Clemente su disegno di Lelio Orsi, le statue in stucco eseguite come evangelisti da Paolo Emilio Besenzi e poi trasformate in Patriarchi, quasi un secolo dopo, dalla maestria del cappuccino Fra Stefano da Carpi.

Oltre alle opere più note, il restauro è stato occasione per riscoprire anche opere a torto giudicate minori, come il bellissimo angelo in cartapesta che regge il baldacchino del SS. Sacramento.

Un analogo lavoro di restauro è stato eseguito nell'altra grande cappella di transetto: la cappella Rangone, con il restauro dei paramenti murari e del monumento al vescovo Ugo Rangone, capolavoro del Clemente e una delle poche opere reggiane ad essere ricordata dal Vasari.

In questa cappella va inoltre sottolineato il restauro di un affresco finora conosciuto più per motivi devozionali che artistici, la cosiddetta Madonna del Pilastro, staccata nel '600 da uno dei pilastri della navata e qui portata in un altare marmoreo appositamente costruito. La pulitura del dipinto ha messo in luce una tecnica esecutiva estremamente raffinata, che configura l'ignoto autore come uno dei più importanti pittori emiliani della prima metà del '400.