L'adeguamento liturgico
Adeguamento Liturgico

L'aspetto decorativo e iconografico della Cattedrale è il risultato degli adeguamenti liturgici legati ai momenti di trasformazione del modo di esprimere la religiosità.
Dalla Cattedrale romanica strati di modernità artistica ed architettonica si sono aggiunti alla struttura dell'impianto originale, integrandosi ed amalgamandosi in un tutt'uno, portando ad un indiscutibile risultato di armonia ed omogeneità. Le forme ed i segni delle varie espressioni artistiche erano una testimonianza della volontà dell'uomo di celebrare le proprie capacità nell'esprimere a Dio, e a Maria, titolare dell'insigne edificio, il proprio amore, la propria preghiera. La Cattedrale è il simbolo di una comunità, racchiude i segni di una volontà civile e religiosa un tempo non separata, ma unita, in un'unica aspirazione e tendenza al sacro ed al trascendente. Perché possa continuare a vivere e a svolgere la sua missione di simbolo religioso per tutta la comunità cristiana e quindi non trasformarsi in un museo di storia artistica e sociale, l'edificio ed il suo contenuto devono continuare a svolgere il proprio ruolo di segno vivo e attuale, sede della cattedra del Pastore della Diocesi e "casa delle case" in cui si celebra il ritrovarsi della comunione con Dio.
Riscoprire l'edificio e la ricchezza artistica in esso contenuto, preservarla per le generazioni future, significa rileggere la religiosità dei nostri padri e, attraverso la loro testimonianza, riscoprire l'attualità dell'amore per Dio.
Il tema dell'adeguamento liturgico della Cattedrale inserito nel quadro del progetto di restauro fin dall'esordio dell'ideazione complessiva dell'intervento, ritenendo che un tema complesso come quello dell'adeguamento liturgico non sia scindibile dal progetto di restauro. Questo non solo per le implicazioni tecniche (dotazioni di impianti, sistemazioni di paramenti murarie e immagini devozionali) ma soprattutto per l'idea che l'adeguamento liturgico possa essere tale solo se concepito su un generale ripensamento dell'utilizzo liturgico dell'intero edificio, a partire dunque dall'esterno, e non solo riferito, come spesso accade, alla sola area presbiterale. Fondamentale in questo senso è una generale riflessione sull'"uso" liturgico dell'edificio e dei sui arredi nei secoli.

Principali fasi storiche della sistemazione liturgica dell'area presbiterale
1100 circa - 1490:

In questo lasso di tempo la posizione dell'altare è rimasta probabilmente immutata, poiché, quando, rifacendo la zona absidale, il vescovo Bonfrancesco Arlotti ordinò la demolizione dell'altare "a cassone", secondo il Panciroli: "alla demolizione del guscio venne in luce la sacra mensa sostenuta da cinque ritti dotati di un massiccio abaco per la custodia di reliquie, quello centrale di maggiori dimensioni per contenere un'ampolla "nella quale era fama che vi fosse un pezzettino di veste bianca della Madonna". Si tratta indubbiamente della vecchia mensa romanica, di tipo Campionese (1185 circa, Mussini), o di tipo Viligelmico (inizio 1100, Montorsi).

1508-1619 circa:
Altare costruito dal vescovo Bonfrancesco Arlotti, inserito nell'iconostasi di Bartolomeo Spani (1508), sistemazione demolita nel 1619 sotto il vescovo Claudio Rangone.

1621:
Una pianta del presbiterio risalente all'inizio dell'episcopato del Cardinal Alessandro d'Este, mostra un altare bifronte, con la possibilità di celebrare verso il coro e verso la navata.

1669:
L'Altare della Cattedrale viene arricchito dal paliotto d'argento, donato dal Vescovo Agostino Marliani e realizzato a Roma dalla bottega del Bernini. Al paliotto vengono aggiunti nel 1734 due "modiglioni" laterali pure in argento.

1798:
Il paliotto, con modiglioni e banchette porta candelabri viene fuso per pagare la tassa dell'occupazione napoleonica.

1809:
L'architetto Domenico Marchelli disegna un nuovo altare in marmo. Dopo il montaggio, non soddisfacendo i canonici, viene venduto alla parrocchiale di Fabbrico. Vengono rimontare ed integrate le parti lignee argentate del vecchio altare mentre la mensa non era mai stata manomessa dall'epoca del vescovo Arlotti.

1962 circa:
La mensa in pietra dell'altare viene demolita lasciando solo il manufatto in legno argentato che la circondava. Una mensa provvisoria realizzata in legno e con paliotti in tessuto viene inserita al di sotto della cupola. La demolizione permette il ritrovamento della lastra del Pantocratore, di scuola Antelamica. Oltre all'antico altare vengono demoliti anche i tre gradini che si sporgevano sul transetto, rettificando di fatto la gradinata del presbiterio.

1969:
Il vescovo Gilberto Baroni commissiona un progetto di adeguamento liturgico all'architetto Enea Manfredini, in buona parte realizzato, con qualche modifica riguardante la sede del celebrante e della cattedra episcopale. Tutti gli elementi di questo progetto sono stati realizzati in legno e ferro.

1996-2002:
Per motivi statici, dovuti al sisma e al restauro, tutto il transetto viene liberato dall'adeguamento liturgico progettato dall'arch. Manfredini.